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L'impianto ad osmosi inversa PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Zendrini & Stefano Florissi   
Chiunque si interessi o si sia interessato di acquari, non può non avere sentito più volte citare l’acqua RO, oppure l’acqua osmotizzata. Termini che a volte ci lasciano alquanto sorpresi e che spesso ci complicano la vita. Innanzi tutto partirei enunciando brevemente come funziona il principio dell’OSMOSI. “Secondo il principio dell'osmosi due liquidi di diversa concentrazione salina separati da una membrana semipermeabile tendono ad equilibrarsi naturalmente con il flusso della soluzione meno concentrata verso quella più concentrata”.

Perché allora Osmosi inversa ?
L’acqua viene costretta a percorrere inversamente delle membrane rispetto a come farebbe normalmente seguendo il principio dell’osmosi.
Il risultato di tale trattamento è un’acqua pura con conducibilità inferiore ai 2 microsiemens/cm senza alcun impiego di rigeneranti e senza dunque alcun sottoprodotto inquinante.
Per acqua pura si intende priva di minerali disciolti che ne influenzano la durezza e di elementi quali cloro o altro.

Va precisato che il solo passaggio attraverso le suddette membrane, non è sufficiente per eliminare certe sostanze che anzi le danneggerebbero, è il caso delle membrane in TFC .
Questo tipo di membrana ha un difetto ossia un'otturazione dei pori dovuta al cloro presente in acqua ed è per questo che gli impianti che ne fanno uso vengono dotati di un doppio pre filtro il primo prevalentemente meccanico con una dimensione dei pori di 5 micron, il secondo a carbone attivo, con dimensioni dell'ordine di 10/12 micron...).
Questa tecnologia ha aperto e offerto grandi opportunità in molti settori, ed è entrata prepotentemente anche nel mondo dell’acquariofilia.
Infatti, grazie ad un’acqua diciamo pure vergine si ha la possibilità mediante opportune correzioni di ottenere praticamente qualsiasi tipo di acqua e di replicare persino l’acqua di mare.
Come ogni impianto di trasformazione ha i sui difetti, infatti il problema più evidente di tale trattamento è la resa.
Si può dire che per ogni litro di acqua permeata (cioè filtrata) si hanno 4 litri di scarto (questo nella maggior parte degli impianti) e di questi tempi buttare letteralmente tanta acqua potrebbe essere controproducente.

Eccovi una foto di un tipico impianto per l’osmosi inversa:


sotto sono visibili i due filtri a cartuccia e sopra la membrana filtrante.

Riassumendo ecco uno schema molto semplice su come funziona il principio dell’osmosi (disegno sotto) e dell’applicazione di tale principio nell’osmosi inversa.


come si può vedere nell’osmosi inversa perché avvenga il passaggio attraverso la membrana è necessaria una pressione che spinga l’acqua .
Questa, non è altro che la normale pressione di esercizio che tutti gli impianti di distribuzione dell’acqua potabile possiedono, va detto anche che la resa dell’impianto ad osmosi inversa è molto influenzata da tale pressione ed è buona norma assicurarsi che il rendimento indicato dal costruttore sia stato ottenuto con valori prossimi a quelli che si hanno a disposizione nel nostro impianto di acqua potabile.

In commercio si trovano molti impianti per la depurazione dell’acqua mediante osmosi inversa.
Hanno caratteristiche che dipendono da quanta acqua possono produrre, poche decine di litri al giorno oppure migliaia nel caso di impianti industriali.
Il principio viene sfruttato pure nell’ambito domestico, per la produzione di acqua gasata da consumare normalmente a tavola.
Non confondiamo un sistema per la produzione di acqua RO con gli addolcitori, solitamente questi sono filtri caricati con apposite resine, aventi la funzione di addolcire l’acqua eliminando alcuni carbonati che caratterizzano appunto la durezza dell’acqua.
La scelta di un impianto per la filtrazione dell’acqua è sicuramente influenzata dal costo ma deve essere tenuta in considerazione anche la capacità di produzione giornaliera ed alcune caratteristiche tecniche (materiali di costruzione delle membrane e prefiltri).
Non confondiamo poi l’acqua Ro con l'acqua distillata, quast’ultima infatti non viene ottenuta tramite filtraggio attraverso resine o membrane, ma con processo di distillazione facendo bollire l'acqua e raccogliendone il vapore che verrà fatto condensare tramite un circuito di raffreddamento, le goccioline ottenute costituisco l'acqua distillata che tecnicamente pura anche piu' di quella Ro.

L'acqua che comunemente si trova nei supermercati per il ferro da stiro non è acqua distillata ma demineralizzata tramite filtraggio con resine anioniche e cationiche. Anche l'acqua cosi ottenuta non sarebbe male ma il problema è che le resine tendono ad esaurirsi e col tempo diminuiscono il loro potere, quindi non potendo essere sicuri della qualità del filtraggio è meglio non farne uso!!!

Prefiltri
I prefiltri sono dei contenitori dove vengono alloggiate delle cartucce intercambiabili di diverso materiale e capacità filtrante.
Ecco un esempio di come possono essere:
a
questo indirizzo potete trovare informazioni sulla tipologia del contenitore e le misure tecniche di ingombro.
Le cartucce possono svolgere una funzione meccanica o chimica, esistono con capacità filtrante fino a 5 micron, oppure semplici contenitori vuoti dove mettere carbone o resine a seconda delle necessità.
Qui è possibile trovare una vasta tipologia di cartucce filtranti: da queste pagine si deduce, che sarebbe possibile crearsi un proprio filtro personalizzato anche da utilizzare come parte integrante di un filtro esterno.

Membrane
Queste membrane possono essere costruite con diversi materiali tra cui :
"TFC" (Thin film composite) che è un tipo di membrana e differisce dalla "CTA" (triacetato di cellulosa), queste ultime sono + economiche e presentano percentuali di reiezione + basse alle altre (per reiezione s'intende la percentuale di ioni trattenuti dalla membrana) le TFC invece sono + costose ma hanno il vantaggio di trattenere anche buona parte dei batteri(addirittura il 99%).
Necessitano di periodiche sostituzioni in funzione del loro utilizzo, esistono in commercio prodotti per la pulizia e il mantenimento corretto.

Uso dell’impianto RO
L’impianto di depurazione ad osmosi inversa, viene collegato alla rete idrica delle nostre abitazioni, il collegamento è semplicissimo, lo si può effettuare con le normali prese dell’acqua oppure con riduttori solitamente forniti dal costruttore.
Va prevista una tanica per raccogliere il permeato (acqua filtrata) ed uno scarico ove l’impianto elimini lo scarto (acqua con un’alta concentrazione di sali).
Per quanto riguarda poi il funzionamento e i litri prodotti questo dipende da alcuni fattori quali la pressione in entrata (di solito il minimo è 2 bar) e la temperatura di esercizio.
Tanto più alta sarà la pressione in entrata (ovviamente nel limite consentito dall'impianto) tanto maggiore sarà la quantità prodotta di acqua Ro oltre che di qualità superiore.

Di Luca Zendrini e Stefano Florissi
 
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