L’Adriatico possiamo dividerlo in tre zone principali: la settentrionale (dal Conero all’apice meridionale dell’Istria), la centrale (dal Conero al golfo di Manfredonia), e la meridionale (dal golfo di Manfredonia a Otranto).
Mentre la parte centrale è molto simile al Mediterraneo occidentale a parte alcuni endemismi peculiari adriatici, la parte meridionale viene influenzata biologicamente dal Mediterraneo orientale sotto l’influsso dello Ionio e del vicino mare Egeo, zona medialmente più calda, profonda e dove si riscontrano nuove specie provenienti dal mar Rosso attraverso il canale di Suez. La zona settentrionale, ed in particolare i Golfi di Trieste e Venezia, hanno mantenuto una peculiarità fisica e biologica che ricorda per certi aspetti il nord Atlantico. Le basse temperature invernali, 5-6°, e la salinità molto variabile dovuta ad apporti fluviali padani, la scarsa profondità, e le escursioni di marea piuttosto ampie (le più ampie di tutto il Mediterraneo), confermano questo aspetto.
Le coste occidentali dell’alto Adriatico rappresentano una nota distintiva nel panorama italiano costituito in maggioranza da coste rocciose. In questo tratto di costa sono inclusi i delta ed estuari di numerosi fiumi fra i quali: il Savio, il Reno, il Po, l’Adige, il Brenta, il Piave, il Sile, il Tagliamento, il Livenza, l’Isonzo, mentre la costa orientale istriano/dalmata non presenta fiumi di portata rilevante. La costa nord-occidentale inoltre presenta una serie di lagune salmastre quasi ininterrotte che vanno dalla città di Cervia (Romagna) fino a Monfalcone (pochi kilometri da Trieste), ingoblando il delta del Po e le grandi lagune di Venezia e Grado, oltre ad una serie di estuari fluviali e lagune minori come quelle di Comacchio e Caorle, si tratta di una superficie totale lagunare di 1000 kmq e una lunghezza frammentata di oltre 200 km, che pone il complesso salmastro/lagunare del nord Adriatico al secondo posto come estensione di tutto il bacino Mediterraneo, subito dopo il grande delta del Nilo in Egitto. Gli attuali fondali di conseguenza sono di natura sedimentaria, cioè sabbiosi/fangosi. La temperatura media è di circa 15 gradi con minime in febbraio e massime in agosto. La salinità media è circa 37% ma varia in base alle condizioni meteo, alle correnti e all’apporto fluviale padano/veneto.
Nonostante il grande apporto di detriti trasportati a mare da fiumi fra i più importanti d’Italia e il loro bacino che attraversa una zona altamente popolata e sviluppata come la pianura padano-veneta (oltre ai fiumi appenninici marchigiani e abruzzesi); il mare Adriatico risulta un mare ricco di specie e molto pescoso; infatti, circa il 70% del pescato italiano è di origine adriatica. La ricchezza di vita di questi ambienti è incredibile, maggiore che in molte altre zone del Mediterraneo.
Solo fra gli macroinvertebrati bentonici sono state catalogate in Adriatico oltre 2.300 specie
Basti pensare al numero elevato di marinerie da pesca presenti lungo la costa adriatica italiana, tra le più importanti da nord a sud da citare: Grado, Caorle, Pellestrina, Chioggia, Cesenatico, Comacchio, Porto s.Giorgio, S. Benedetto del Tronto, Pescara, Termoli, Manfredonia, Molfetta, Otranto
La caratteristica delle acque dell’alto adriatico è l’elevata torbidità, dovuta, tanto al fondo sabbioso e alla poca profondità di questo mare, tanto all’abbondanza di nutrienti. La conseguente scarsità di luce, fanno in modo che siano presenti pochissimi vegetali, solo due o tre specie di alghe rosse sono in grado di fotosintetizzare. La componente animale è costituita in abbondanza da organismi sessili filtratori.
Ma proprio questa bassa trasparenza dell'acqua dovuta alla grande ricchezza di plancton è uno dei fattori determinanti della grandissima pescosità di questo mare.
La diversità biologica delleTegnue
In ecologia con il termine biodiversità viene indicato il grado di eterogeneità di un popolamento naturale, in altre parole, quante forme differenti di animali e piante vivono in un determinato ambiente. Un habitat naturale con numerose biodiversità è indice di ambiente inalterato e sano
La biodiversità è un elemento determinante per il successo di un ecosistema, maggiore è il numero di specie e minore saranno i rischi di un blocco della catena biologica di un habitat. Se una specie, per qualsiasi motivo, scompare da un ambiente, un’altra specie con caratteristiche simili può prendere il suo posto e permette quindi che il meccanismo non si inceppi pericolosamente
Da ricordare che oltre ai reef naturali costituiti dalle Tegnue, nell’alto Adriatico possiamo trovare molte strutture artificiali appositamente poste dalla mano dell’uomo, atte nel favorire la diversità biologica marina ed nel creare ostacolo verso una pesca a strascico molto deleteria per il fondo marino, è il caso di blocchi di cemento o di barriere artificiali antiflutti, poste in punti strategici del fondale. La messa in opera di reef artificiali sommersi, fatti con strutture in calcestruzzo, carcasse di automobili e imbarcazioni appositamente affondate, è una pratica che nell’Adriatico conta ormai oltre 30 anni di vita; queste strutture sono più diffuse al largo delle coste marchigiane ma non mancano nel golfo di Trieste, lungo il litorale veneziano del Cavallino e la costa romagnola. In tempi recenti si stà diffondendo l’idea di utilizzare come artificial/reef le piattaforme di perforazione in disuso, tramite affondamento controllato; pratica già collaudata nel golfo del Messico e nel mare del Nord con buoni risultati.
Un esempio ci viene dalla piattaforma “Paguro” affondata però a causa di esplosione al largo di Ravenna nel 1965 e che adesso costituisce una mini oasi naturalistica molto frequentata dal mondo sub. Così pure per il mercantile Evdokia II affondato nel 1991 a poche miglia da Chioggia, anch’esso è diventato sicuro rifugio di numerose specie sessili come specie mobili
In genere, la creazione di barriere artificiali sommerse comporta impegni finanziari ragguardevoli a seguito degli elevati costi per il reperimento del materiale da utilizzare. Nel caso delle piattaforme dismesse, i costi sono di gran lunga inferiori.
I moduli in calcestruzzo, con il tempo, hanno dato risultati soddisfacenti. In genere sono composti da elementi modulari di forma piramidale o cubica, variamente sovrapposti a formare delle strutture che sfruttano al meglio i diversi gradi di luce e temperatura o le diverse forze idrodinamiche presenti, e permettono l’insediamento di organismi sessili quali le cozze, le ostriche e favoriscono lo sviluppo del novellame di vari animali, sono aree di ripopolamento in quanto favorevoli per la deposizione di uova, di capsule ovigere, di larve e molte altre forme riproduttive che necessitano di un solido ancoraggio. Inoltre la ricchezza e diversità delle catene trofiche disponibili e i numerosissimi rifugi favoriscono sia lo sviluppo delle forme giovanili di numerose specie, riducendone la mortalità, sia il richiamo di specie ittiche pregiate, legate a substrati solidi in cui trovano sostentamento.
La popolazione ittica di una barriera artificiale puo subire delle variazioni stagionali determinate sia dall’eco-etologia delle varie specie, sia dalle condizioni ambientali. Ad esempio, in Adriatico, molte specie ittiche migrano in autunno dalle barriere sottocosta verso il largo, in acque più profonde e calde, per poi ritornare in primavera.
Ritorniamo alle Tegnue, reef naturali, e come tali sicuramente più ricchi di vita rispetto alle strutture artificiali
Come detto, gli organismi costruttori principali sono le alghe calcaree sciafile, queste ultime sono influenzate dalla intensità della luce naturale, che può essere diversa da zona a zona in base alla profondità e alla torbidità dell’acqua.
Le velocità di accrescimento per alcune "tegnùe", desunte sulla base degli spessori raggiunti e delle datazioni eseguite, sono tra 0.25 e 0.75 mm all'anno (Gabbianelli et al. 1997).
Altro organismo costruttore importante è un animale, si tratta di una sclerattinia endemica del mediterraneo, la Cladocera caespitosa, pure alcuni anellidi serpulidi e i briozoi portano il loro contributo in tal senso, come del resto le parti calcaree dei gusci e scheletri di bivalvi, gasteropodi e madrepore varie
L'attività concrezionante è in parte bilanciata da organismi perforatori e demolitori quali clionidi e alghe endolitiche (Cerrano et al. 1999)
Le alghe calcaree sono Rhodophyta (alghe rosse) appartenenti alla famiglia delle Corallinacee. In queste alghe la parete è impregnata di carbonato di calcio (CaCO3) depositato sotto forma di calcite o aragonite. Vivono in genere fino a 20 m di profondità anche in zone ad elevato idrodinamismo dove possono creare vere e proprie formazioni rocciose. Le specie più note sono Mesophyllum lichenoides, Lithophyllum spp., Pseudolithophyllum spp. e Lithothamnion spp. Fra le specie calcaree vi sono poi delle forme ramificate e grandi qualche centimetro (dei generi Lithophyllum e Lithothamnion) chiamate generalmente "praline" o col termine bretone "maërl"; si tratta di "bentopleustofite" che vagano ruzzolando spinte dalle correnti e finiscono per accumularsi in zone depresse più o meno profonde dove insieme a briozoi, coralli e gusci di molluschi possono formare anche grandi depositi di Rhodoliti, così come li chiamano i geologi. Piccoli banchi di maërl sono presenti anche in alcune zone dell'Adriatico settentrionale a profondità comprese fra i 30 e i 70 m e non si esclude che alcuni di questi potrebbero costituire la base per la formazione di "tegnùe" profonde.
Fonte: Ponti, M. (2001) Aspetti biologici ed ecologici delle "tegnùe
La colonna d’acqua dell’alto Adriatico, ricca di sostanze nutritive portate dai fiumi, si arrichiscono di fitoplancton che costituisce la base alimentare dello zooplancton, questo a sua volta costituisce l’alimento principale di numerose specie sessili e mobili (filtratori, detritivori) presenti nel reef; la catena alimentare si chiude con i grandi predatori costituiti da pesci, crostacei e cefalopodi
Mentre sui sedimenti teneri adiacenti ritroviamo anellidi, echinodermi, gasteropodi, crostacei e bivalvi infossori
La conformazione delle Tegnue, molto porose e piene di piccoli e grandi anfratti, permettono l’insediamento di una grande quantità di organismi bentonici (che vivono sul fondo) sia sessili che mobili. La ricchezza biologica delle rocce è favorita dalla notevole porosità delle rocce stesse, la presenza di anfratti, spaccature e micro cavità è dovuta alla diversa velocità ed irregolarità di accrescimento dei vari organismi costruttori, che permette ad altri organismi successivi di trovare facili condizioni d’insediamento e sviluppo
Sui fondi duri si insediano organismi stabilmente sessili tra cui: celenterati, cirripedi, briozoi, echiuridi, tunicati, poriferi, bivalvi sessili.
Da notare inoltre che man mano ci si allontana dalla costa, la vita marina sulle Tegnue si fa sempre più ricca, con un maggior numero di specie, più variegate e meglio visibili, grazie ad una limpidezza dell’acqua maggiore rispetto alle zone costiere
<Quel fondo del mare lo stiamo capendo solo adesso. Bisogna studiarlo di più. Oltre ad essere una meraviglia per la quantità di specie di flora e fauna, lo è anche per il complesso fenomeno ambientale e biologico> <Gli studi universitari recenti dicono che la quantità di individui per metro quadrato nelle tegnue vanno da 450 a tremila>< sono state trovate nelle tegnue 315 specie diverse mai segnalate prima, oltre a specie rare e rarissime> Dott. A.Stefanon
Gli organismi mobili nell’ambiente roccioso sono numerosi: i molluschi nudibranchi gasteropodi cefalopodi, i platelminti, i nemertini, e crostacei tipici di ambienti rocciosi (fra cui specie pregiate quali le granseole e gli astici). Anche le stesse specie presenti sul substrato tenero frequentano le rocce organogene, come nel caso di echinodermi ofiuridi (presenti in grande quantità sulle Tegnue)
La fauna ittica consiste in fauna bentonica e pelagica
Fra i primi, numerosi sembrano i gronghi e i blennidi, come pure i gobidi, inoltre sono presenti le corvine, le ombrine, le castagnole, i saraghi, gli scorfani, i labradi, i branzini e le triglie
Fra i secondi, le Tegnue attraggono e vi trovano alimento numerosi banchi di pesci pelagici quali: le sardine, le boghe, gli sgombri, le occhiate e particolarmente numerosi sono i merluzzetti. Da rilevare infine che le Tegnue e altre strutture artificiali della zona vengono utilizzate dai gattucci, palombi e verdesche per deporvi le uova, cosi pure per cefalopodi come i calamari. Nella zona non è infrequente osservare i Tursiopi a caccia, si tratta dei delfini più comuni nell’Adriatico settentrionale
Riepilogo delle specie significative presenti sulle Tegnue
Poriferi
Sono gli organismi che più facilmente ritroviamo fra le strutture organogene e possono raggiungere un numero elevato di individui, sono stabilmente sessili e possono vivere in qualsiasi substrato. Sono animali privi di organizzazione tessutale, sono filtratori e presentano un’ampia varietà di forme, colori e consistenze che rendono il riconoscimento sistematico abbastanza complesso.
Si dividono in: Calcisponge spugne calcaree di piccole dimensioni, Demosponge sono la maggior parte delle spugne, Esattinellida sono spugne con struttura scheletrica, Sclerosponge sono le spugne coralline sciafile
Fra le varie specie presenti posso citare la Suberites carnosus (Johnston, 1842) spugna rotonda e morbida al tatto, dal colore giallo aranciato, vive in zone rocciose ma anche in substrati fangosi ancorata su pietre sepolte, la Chondrosia reniformis (Nardo, 1847) dalla forma irregolare, vive in ambienti poco illuminati e acque fresche, Cliona viridis (Schmidt, 1862) dal corpo massiccio irregolare e lobato, Suberites domuncula (Olivi, 1792) vive in simbiosi con i paguri e viene denominata pallottola
E ancora, Crambe crambe (Schmidt, 1862) spugna rossa endemica del Mediterraneo, vive in simbiosi con alcuni bivalvi del genere spondylus e arca, Axinella polypoides (Schmidt, 1862) spugna con ramificazioni numerose ad alberello, Aplysina cavernicola (Vacelet, 1959) presente dove la luce è meno intensa, Tethya citrina (Sara & Melone, 1965) piccola spugna sciafila, rotonda, giallastra.
Altre specie di poriferi presenti sono: Haliclona mediterranea (Griessinger, 1971) - Aplysina aerophoba (Schmidt, 1862) - Raspaciona aculeata (Johnston, 1842 ) - Raspailia viminalis (Schmidt, 1862 ) - Geodia cydonium (Jameson, 1811) - Dysidea avara (Schmidt, 1862) - Polymastia mammillaris (Müller,. 1806) - Ircinia variabilis (Schmidt, 1862)- Dictyonella incisa (Schmidt, 1880)- Tedania anhelans (Lieberkuhn, 1859)
Celenterati
Comprendono animali apparentemente molto diversi fra loro, cioè: attinie, meduse, gorgonie, polipi, anemoni. La caratteristica comune è la forma del corpo a sacco e di avere tentacoli o cellule urticanti
Il phylum comprende 4 classi: idrozoi, cubozoi, scifozoi e antozoi.
Possono essere sessili come pelagici, solitari come coloniali
I celenterati più diffusi nelle Tegnue sono gli anemoni in varie specie e fitte colonie di idrozoi. Presenti sono grandi esemplari di Cerianthus membranaceus (Spallanzani, 1784), il cerianto è un animale con un corpo delicato e molle, molto simile a quello di un'attinia ma senza il disco pedale, dal corpo vermiforme lungo e affossato in gallerie nel substrato molle adiacente alle rocce, presenta lunghi e numerosi tentacoli esterni. La già citata madrepora antozoa Cladocora caespitosa (Linneo, 1767) una specie fotofila, che vive cioè fin dove la luce penetra in profondità, capace di costruire vere e proprie scogliere, è il più grosso madreporario del Mediterraneo. La colonia di cladocere cresce per gemmazione, all'interno dei tessuti risiedono delle zooxantelle, alghe di colore verde, queste contribuiscono ai processi di costruzione dello scheletro calcareo del celenterato.
Presente anche la margherita di mare, ossia Parazoanthus axinellae (Schmidt, 1862) una specie antozoa, che vive fino a profondità di circa 100 m colonizzando le pareti rocciose e gli anfratti poco illuminati e formando colonie abbastanza estese in certi tratti di Tegnue, spesso vive in simbiosi con delle spugne. Segnalata la presenza di Maasella edwardsi (de Lacaze-Duthiers, 1888) un piccolo ottocorallo coloniale ritenuto specie rara per l’Adriatico. E per concludere: Cornularia cornucopiae (Pallas, 1766) un ottocorallo privo di struttura rigida, l’Anemonia viridis (Forsskål, 1775) una attinia molto urticante dalla colorazione variabile e dove facilmente si rifugiano crostacei e piccoli pesci, la Cereus pedunculatus (Pennant, 1777) una attinia che vive in ambienti sabbiosi ma con il piede attaccato ad una base solida sepolta, Epizoanthus arenaceus (Delle Chiaje, 1822) simile al Parazoanthus ma di colorazione grigio sabbia e con delicati tentacoli bianchi, specie coloniale.
Anellidi
Animali vermiformi bentonici, possono essere affossatori, strisciatori, di certo sono in maggioranza animali detritivori ma non mancano le specie filtranti e predanti. Gli anellidi marini più conosciuti sono i policheti, questi si differenziano molto fra loro per forma, colore, riproduzione e strategia di sopravvivenza, possono essere erranti come sedentari
Numerosi nelle Tegnue sono gli anellidi serpulidi, in particolare i generi Pomatoceros, Serpula e Protula, tanto numerosi da ricoprire ogni superficie in strati successivi e dando il proprio contributo alla costruzione rocciosa.
Presente pure il spirografo Sabella spallanzanii (Gmelin, 1791), ha un tubo molto allungato, cilindrico, eretto e di consistenza quasi gommosa. Il pennacchio branchiale dal colorito molto variabile, con fondo arancio o giallo, e striature brune o viola. Vive in ogni tipo di ambiente, colonizzando rocce, sabbia, relitti e qualsiasi altro tipo di substrato. Da citare inoltre l’anellide, Sabella penicillus (Linnaeus, 1767) detto verme pavone.
Gli Echiuridi sono un gruppo simile agli Anellidi, l'esemplare più noto ai subacquei è la Bonellia viridis (Rolando, 1821) strano organismo, in cui il maschio, molto piccolo rispetto alla femmina, vive nella proboscite del corpo femminile come un parassita
Platelminti
Sono vermi piatti non segmentati, sono quasi tutti bentonici, facilmente i platelminti marini si confondono con i nudibranchi.
I Nemertini sono un gruppo simile ai Platelminti, ma a differenza di questi sono muniti di proboscide estroflettibile, quasi tutti marini e vivono in preferenza nella zona costiera intertidale
Echinodermi
Phylum essenzialmente marino e comprende animali distribuiti in tutti i mari. Comprendono le stelle marine, i ricci, le ofiure, le oloturie.
Sono dotati di un scheletro sottocutaneo calcareo dotato di spine e una simmetria raggiata del corpo
Anche fra gli Echinodermi numerose sono le specie tipicamente presenti nelle biocenosi delle Tegnùe, come: la Cucumaria planci (Brandt, 1835) detta cetriolo di mare, si tratta di una oloturia presente in tutto il Mediterraneo fino a 60 metri di profondità, vive in molti tipi di fondale ma soprattutto dove ci sono le ascidie e corallinacee, altra oloturia è la Holothuria polii (Delle Chiaie, 1823) . Un ofiuride molto comune che troviamo in popolazioni talvolta densissime di individui è il Ophiotrix fragilis (Abilgaard, 1789), è una stella serpentina spinosa che può vivere in colonie numerose fra le rocce, le spaccature e in fondi fangosi. Specie simile ma priva di spine è la Ophioderma longicaudum (Retzius, 1805). Altre stelle questa volta asteroidee sono: l’Echinaster sepositus (Retzius, 1783) comune stella rossa dalle cinque braccia che soffre le temperature elevate, l’ Asterina gibbosa (Pendant, 1777) piccola ma resistente stella che preferisce le zone poco profonde. Per concludere, i ricci echinoidei quali: Paracentrotus lividus (Lamarck, 1816), Echinus acutus (Lamarck, 1816) e Sphaerechinus granularis (Lamarck, 1816).
Briozoi
Animali coloniali sessili quasi essenzialmente marini di piccole dimensioni, rivestono molta importanza per la formazione e il consolidamento di biostrutture sottomarine, grazie al loro esoscheletro chitinoso infiltrato di carbonato di calcio. Infatti anche i Briozoi sono fra gli organismi costruttori del reef. Comprendono animali sessili denominati volgarmente falso corallo, trina di mare, corna di cervo, rosa di mare etcc.. Fittissime sono le colonie di briozoi, sia incrostanti che eretti, spesso epibionti di altri organismi, da segnalare il Myriapora truncatum (Pallas ,1766) o falso corallo per il suo colore vivace simile al Corallo rosso, con il quale viene talvolta confuso da un occhio inesperto, presente a partire dai 20 metri di profondità. Presente pure la Retepora cellulosa (Linneo, 1758), conosciuta con il nome comune di rosa di mare o merletto di mare
Tunicati
Sono detti anche Urocordati. Organismi caratterizzati da una corda dorsale in fase giovanile, il nome deriva dal rivestimento a tunica di questi animali che possono essere singoli o coloniali, bentonici o pelagici.
Tipica la presenza di numerosi esemplari di Tunicati nelle Tegnue, fra i quali le grandi e colorate colonie di Aplidium conicum (Olivi, 1792) detto anche “pan di zucchero”, i mimetici Microcosmus vulgaris (Heller, 1877), i grandi esemplari di Ascidia mentula (Muller, 1776), o le colonie di Polycitor adriaticus (von Drasche, 1983) quest’ultima è una ascidia coloniale di forma globosa, bulbosa, si presenta di colore bianco e non supera i 10 cm di diametro, vive sui fondi duri organogenici fino a circa 30 metri di profondità. Da segnalare inoltre le ascidie: Clavelina sabbadini (Brunetti, 1987), Cystodytes dellechiajei (Della Valle, 1877), la Phallusia mammillata (Cuvier, 1815) nota come pigna di mare, e la Botryllus schlosseri (Pallas, 1776) ascidia coloniale con i singoli individui a forma di fiore, e per concludere; Aplidium tabarquensis (Ramos-Espla, 1991) dal bel colore arancio intenso e le piccole ascidie del genere Didemnum

Molluschi
Grande phyllum che comprende i gasteropodi, i bivalvi, i cefalopodi.
Numerosissime sono le specie presenti nelle Tegnue, sia nelle rocce come nelle sabbie adiacenti. Numerosi i bivalvi infossatori come i bivalvi sessili (mitili e ostriche), questi ultimi più numerosi in biostrutture artificiali piuttosto che naturali, non mancano i gasteropodi muricidi, le turritelle, le littorine, i nudibranchi e i cefalopodi, fra questi ultimi in modo particolare:: la seppia Sepia officinalis ( Linnaeus, 1758) una delle tre specie mediterranee, la femmina depone le uova in grappoli neri attaccati alle rocce; il calamaro Loligo vulgaris ( Lamarck, 1798) raggiunge i 30-40 cm di lunghezza, è una specie pelagica ma durante il periodo riproduttivo si avvicina alla costa, dove depone le uova in ammassi gelatinosi che fissa al substrato; il moscardino Eledone moschata (Lamarck, 1798) che vive fra 15 e 80 metri tranne in primavera quando si avvicina alla costa per riprodursi.
<Sono frequenti le capsule ovigere di Sepia sp e nel periodo di deposizione si possono trovare cavità piene di uova di Loligo sp.>( Boldrin Et.al.1980)
Basti pensare che in un biotopo simile, organogeno, localizzato 20 km ad est di Venezia, sono stati censiti ben 152 specie di molluschi divisi in: gasteropodi 92- bivalvi 57- poliplacofori 3; questo per renderci conto dell’importanza biologica di questo phyllum
Altre specie interessanti di molluschi sono: Arca noae (Linnaeus, 1758) bivalve dalla forma irregolare e belle striature colorate, vive nelle zone rocciose, facilmente si mimetizza tramite simbiosi con spugne rosse del genere Crambe. Un abbondante bivalve è la Chlamis varia (Linnaeus, 1758), un pecten dai colori molto vari dal rosso al giallo. Molto simile è la Chlamis multistriata (Poli, 1795). Altro pecten è l’ Aequipecten opercularis (Linnaeus, 1758). Per queste strutture sommerse da segnalare le patelliformi, Diadora graeca (Linnaeus, 1758) e Diadora italica (Defrance, 1820). Un gasteropode della famiglia turbinidae e dall’opercolo caratteristico è la Bolma rugosa (Linnaeus, 1767), vive in ambiente roccioso e si nutre di alghe
In zone con substrati morbidi adiacenti alle rocce, ancora frequenti sono i grandi bivalvi, Pinna nobilis (Linnaeus, 1758) dalla forma triangolare, valve grandi e fragili e dalla colorazione bruno chiara e la simile ma più piccola Atrina pectinata (Linnaeus, 1758). Inoltre si rinvengono i Pecten jacobaeus (Linnaeus, 1758) comunemente noti come capesante, la Venus verrucosa (Linnaeus, 1758) nota con il nome di tartufo di mare, e il Spondylus gaederopus (Linnaeus,1758), bivalve che vive attaccato con la valva sinistra ad una roccia, spesso viene ricoperto totalmente dalla spugna rossa Crambe. La Natica millepunctata (Lamarck, 1822) e Natica hebraea (Martyn, 1784) entrambi gasteropodi predatori, presenti nelle zone sabbiose adiacenti. Frequentano di più le rocce, i gasteropodi muricidi, Murex brandaris (Linnaeus, 1758) e Trunculariopsis trunculus (Linnaeus, 1758) quest’ultimo conosciuto anche con il sinonimo di Hexaplex trunculus, entrambe le specie in Veneto vengono denominate con il nome comune di “garusolo”
In buon numero sono i nudibranchi (gasteropodi privi di conchiglia) con diverse specie, legate troficamente ad altri organismi in genere sessili, alcuni nudibranchi facilmente vengono confusi con le planarie
Crostacei
Classe del phylum Artropodi
Organismi caratterizzati da un guscio (carapace) rigido, impregnato di sali minerali, e da appendici articolate che assumono a seconda della posizione una funzione diversa: locomozione, alimentazione, riproduzione, funzione sensitiva. I crostacei possono essere sia bentonici sia planctonici sia nectonici.
Nelle Tegnue i crostacei principe sono: l’astice Homarus gammarus (Linnaeus, 1758) crostaceo di grossa taglia, denominato “elefante di mare” e che può pesare fino a 5 kg, predilige i fondali rocciosi, solitario, si ciba di molluschi, anellidi e pesci morti. La grancevola o granseola, Maja squinado (Herbst, 1788) vive sia in fondali arenosi come rocciosi detritici, crostaceo ricercato ma difficilmente si fa vedere essendo per giunta molto mimetico ospitando sopra il suo carapace alghe e altri organismi, si ciba di piccoli pesci e animali morti. Il favollo altrimenti noto come granchio poro, Eriphia verrucosa (Forskål, 1775) grosso granchio da scogliera non profonda (massimo 10 metri poi diventa più raro) munito di robuste chele minacciose
Tutte le tre specie citate sono all’apice della catena alimentare.
Fra le rocce delle Tegnue non mancano altri crostacei meno appariscenti ma altrettanto importanti per la catena trofica, tra i quali i gamberi: Palaemon serratus (Pennant, 1777) e Lysmata seticaudata (Risso, 1816) quest’ultimo munito di lunghe antenne e conosciuto come gambero pulitore, e la grande cicala di mare Scyllarus arctus (Linnaeus, 1758) crostaceo protetto essendo sempre meno reperibile. Ancora fra i granchi da citare la Dromia personata (Linnaeus, 1758) detto il granchio fachiro per l’abitudine di portare a spasso nel carapace, spugne, ascidie, alghe varie, la Ilia nucleus (Linnaeus, 1758) granchio inconfondibile con il corpo sferico detto testa di morto, la Xanto poressa (Linnaeus, 1758) crostaceo molto diffuso in tutto il Mediterraneo e che ben si adatta all’acquario, e la piccola granseola Maja crespata (Risso, 1827). Presenti sono i balani (crostacei cirripidi) detti dente di cane, una specie diffusa è il Balanus trigonus (Darwin, 1854). Numerosi sono i paguri fra cui: Paguristes oculatus (Fabricius, 1775) un paguro che vive in simbiosi con piccole spugne e piccoli anemoni, il Dardanos arrossor (Herbst, 1796) il più grande paguro del Mediterraneo, oltre che conosciuto per il nome comune di bernardo l’eremita. Da segnalare infine nelle zone sabbiose di preferenza, il Pagurus prideauxi (Leach, 1815) e il Diogenes pugilator (Roux, 1829)
La fauna ittica
Sono state censite 32 specie appartenenti a 14 famiglie
In un reef che si rispetti, la fauna ittica è composta in maniera rilevante da pesci bentonici o comunque molto legati alle rocce e al substrato, anche le Tegnue non fanno eccezione a questa regola. Le famiglie bentoniche per eccellenza non possono che essere i blennidi e i gobidi, famiglie, per giunta, imparentate strettamente
I Blennidi sono pesci privi di vescica natatoria e di squame. Si muovono sul fondale, appoggiandosi alle pinne ventrali, sono presenti nel Mediterraneo con 21 specie. I Gobidi si differenziano per la presenza di squame e per l’assenza di tentacoli sopraorbitali, circa 40 sono le specie presenti nel solo Mediterraneo. Entrambi sono pesci che riescono facilmente ad adattarsi e ad sfruttare al meglio l’ambiente in cui vivono. Sfruttano le fessure come tane, per il riparo notturno e la riproduzione. Sono pesci opportunisti e alcune specie non dimostrano paura verso l’uomo.
Parablennius tentacularis (Brünnich, 1768), Parablennius rouxi (Cocco, 1833), Parablennius gattoruggine (Linnaeus, 1758), Gobius niger (Linneo, 1758), Gobius paganellus (Linnaeus, 1758), Gobius cobitis (Pallas, 1814) etcc…
Un'osservazione piu attenta fra le rocce ci farà scorgere anche il mimetico scorfano rosso, Scorpaena scrofa (Linnaeus, 1758), presenti pure altre due specie di scorfani, cioè: la Scorpaena notata(Rafinesque, 1810) detto scorfanotto e la Scorpaena porcus (Linnaeus, 1758) detto scorfano nero. Abbastanza frequente e caratteristico di questi luoghi è il grongo Conger conger (Bosc, 1817) grosso anguilliforme da scogliera, tipico del Mediterraneo che non di rado divide la tana con astici e altri crostacei
Tra questi pesci tipicamente bentonici, accanto ai sciarrani, Serranellus scriba (Linnaeus, 1758), Serranus hepatus (Linnaeus, 1758) alle castagnole Cromis cromis (Linnaeus, 1758) alle triglie Mullus surmuletus (Linnaeus, 1758), ai tordi Symphodus ocellatus (Forsskal, 1775), alle menole Spicara smaris (Linaeus, 1758); si incontra molto pesce bianco, quale: le corvine Sciaena umbra (Linnaeus, 1758), le occhiate Oblada melanura (Linnaeus, 1758) ), i branzini Dicentrarchus labrax (Linnaeus, 1758), i saraghi Diplodus annularis (Linneo, 1758), le mormore Lithognathus mormyrus (Linneo, 1758) e la conosciutissima orata Sparus auratux (Linnaeus, 1758).
Con una certa fortuna possiamo scorgere a zonzo sopra le formazioni rocciose, il pesce San Pietro Zeus faber (Linnaeus, 1758) e anche l’unico rappresentante nel Mediterraneo dei pesci balestra, il Balistes carolinensis (Gmelin, 1789) conosciuto anche con il sinonimo di Balistes capriscus
Un pesce sempre più raro nel Mediterraneo è il cavalluccio marino, Hippocampus hippocampus (Linnaeus, 1758) e l’altrettanto raro Hyppocampus guttulatus (Cuvier, 1829). Entrambi le specie vivono e frequentano le praterie di Posidonie, si possono trovare però anche tra le alghe dei fondi rocciosi, e nelle grotte sommerse. Sono diventati animali rari da incontrare nelle Tegnue, come in altri mari e luoghi.
Fra i pesci pelagici abbastanza comune fra le rocce organogene è il merluzzetto Trisopterus minutus (Lacepède, 1800), conosciuto anche con il sinonimo di Gadus capelanus (Risso, 1826), e la boga o boba Boops boops (Linnaeus, 1758), entrambi pesci di branco e migratori, comunissimi in tutto il Mediterraneo ma in modo particolare in Adriatico. Nelle zone adiacenti sabbiose e ghiaiose, facendo attenzione al fondale possiamo scorgere il contorno caratteristico del rombo Psetta maxima (Linnaeus, 1758)
Pensiamo ad un’acquario
Un acquario adatto per gli organismi delle Tegnue venete è l’acquario biotopo infralitorale inferiore mediterraneo (profondità 15-30 m), oppure, anzi meglio, il coralligeno mediterraneo (profondità 30-40 m).
Un ambiente dove la bassa intensità luminosa e una temperatura stagionale variabile fra 26 e 12 gradi, devono essere garantite.
I parametri ideali si collocano: temperatura 18-19 gradi, densità 1,028; pH 8,3; durezza carbonatica 8-10°dKH; ossigeno 5-6 mg/l; nitrati inferiori a 25 mg/l.
Arredamento a base di rocce vive mediterranee poste a parete rocciosa e collocate direttamente sul fondo sabbioso coralligeno.
In ogni caso il risultato deve essere la costruzione di edifici di roccia, ricchi di fessure, buchi, ripari, zone d’ombra, che possano offrire ospitalità ad numerosi organismi. Si raccomanda la costruzione di strutture solide, in grado di ospitare invertebrati di una certa importanza, l'utilizzo di colle epossidiche garantiranno una certa stabilità ed eviteranno crolli disastrosi
L’attrezzatura tecnica consiste in una illuminazione non troppo intensa, ( 3 neon 40 W (1 10000°K + 2 attiniche) necessario uno schiumatoio e un refrigeratore (quest’ultimo indispensabile se si prevede il riscaldamento eccessivo dell’acquario durante i mesi estivi, visto che i nostri organismi, vivendo in ambienti non di marea costiera male sopportano le temperature elevate).
Per approfondire gli argomenti sull’allestimento, avvio e nozioni tecniche di un acquario mediterraneo vi rimando alla bella guida a.i.a.m
http://www.aiam.info/guide/Guida Principianti_Edizione 2 _screen_low_res.pdf
Un fattore importante per il popolamento e arredo della vasca è il rispetto dell’ambiente naturale
Cerchiamo di raccogliere gli organismi cercandoli tra gli scarti della pesca professionale. I pescatori solitamente ripuliscono le reti dai detriti quando rientrano in porto gettando nelle acque portuali se non direttamente sulle banchine, dei veri e propri tesori per i nostri acquari: rocce incrostate da organismi, invertebrati privi di valore commerciale, gorgonie e altro, che lasciati nelle acque del porto verrebbero soffocati dai sedimenti o uccisi dall’inquinamento che in genere nei porti non manca mai
Dobbiamo sapere cosa si raccoglie; se l’organismo è compatibile con il nostro acquario e con altri ospiti già presenti, oppure se compatibile con il biotopo che vogliamo ricostruire. Anche il raccogliere oltre il nostro necessario è da evitare. Dobbiamo inoltre conoscere le leggi in materia ambientale, sulle disposizioni di pesca e di tutela delle aree tutelate e delle specie protette. Non dimentichiamo che molti organismi sono protetti e non devono essere raccolti per nessun motivo. E per finire, è buona norma non raccogliere o pescare organismi di taglia inferiore a quella prescritta per legge, anche nel caso di specie abbondanti e non protette, la legge non deve essere ignorata. Così pure per la raccolta e asportazione di sabbia e roccia demaniale esiste una specifica normativa di legge che và rispettata e conosciuta.
Per approfondimenti in merito alle normative di legge vi consiglio la lettura di questi link
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_introduzione_normativa.htm
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_specie_protette.htm
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_taglie_minime.htm
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_raccolta_acqua.htm
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_attrezzature_consentite.htm
MUSEO DI STORIA NATURALE
Nel cuore di Venezia uno spettacolo a portata di bambino
Venezia - «Non è necessario avere il brevetto subacqueo in tasca per ammirare con i propri occhi le bellezze di una tegnua adriatica!», parola di archeosub. Basta fare un salto al museo di Storia naturale di Venezia, al Fondaco dei Turchi, a due passi dall'imbarcadero di San Stae. «Il direttore Luca Mizzan, noto biologo marino», ricorda Riccardo Bottazzo, «ha realizzato con la passione che solo un eccellente subacqueo come lui poteva avere, il più grande acquario del mondo dedicato alla fauna adriatica». La grande vasca lunga cinque metri e con una capacità di oltre 5.000 litri d'acqua marina, riproduce fedelmente lo stupefacente fondale delle tegnue. I visitatori hanno così la possibilità di ammirare in un'acqua cristallina (contrariamente a quanto accade ai subacquei in natura) un centinaio delle principali specie che costituiscono l'ambiente marino delle tegnue. È lo stesso Bottazzo a descriverle: dai poriferi (spugne di vari colori e dimensioni) agli spirografi (animali del philum dei vermi, ma simili a fiori dai mille petali), dai cnidari come gli anemoni dorati e i cerianti dalle mille sfumature agli echinodermi come le tante stelle marine o le scure oloturie, conosciute come "cetrioli di mare". Non mancano animali più grandi: pesci come le timide ombrine che si nascondono nelle cavità più profonde o le eleganti corvine che volteggiano sopra le merlettature delle rocce, sino agli astici, sempre impegnati a pulire le loro tane o altri crostacei come i paguri o i "Bernardi eremiti" così chiamati perché, per difendersi dai predatori, raccolgono sulla loro conchiglia tuti gli anemoni urticanti che riescono a trovare. E ancora pettini di San Giacomo (la capasanta), alghe come la "palla verde" tra le poche specie a non appartenere al regno animale, i murici spinosi, le urticanti attinie, tunicati come la patata di mare o il pan di zucchero, piccolissimi ma coloratissimi gasteropodi come i nudibranchi che hanno fatto del loro tremendo sapore la miglior arma per la conservazione della loro specie. «L'acquario è stato realizzato con anni di paziente lavoro da Luca Mizzan, grazie anche all'aiuto dei sub veneziani che ogni estate, al termine della loro giornata di immersioni si recavano e si recano al museo a portare qualche piccolo esemplare recuperato dal fondale e conservato con religiosa attenzione nella sentina della barca», sottolinea Bottazzo, che conclude: «Ci auguriamo che nessuno avrà da ridire se, soltanto in queste occasioni, i sub non osservano il primo comandamento dell'immersione ecologica: mai toccare e tanto meno raccogliere quel che si trova sul fondo del mare!».
Fonte: IL GAZZETTINO
10 SETTEMBRE 2006
Indirizzo museo
Santa Croce 1730 Salizada del Fontego (Fondaco) dei Turchi cap 30135 Venezia
Tel. ++39041 2750206
Fax ++39041 721000
Orario museo
Museo in restauro - Ingresso libero
Aperti al pubblico Sala Spedizione scientifica Ligabue e Acquario delle tegnue con il seguente orario:
da Martedi a Venerdì 9 / 13 (ingresso 9 / 12.30)
sabato e domenica 10 - 16 (ingresso 9 / 15.30);
Chiuso lunedì e 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio
La stessa Associazione Tegnue di Chioggia onlus, ha in programma la creazione di 5 acquari sul tema Tegnue e laguna di Venezia. Fonte: http://www.mescalchin.it/Il Gazzettino 64.htm
Articolo scritto da Giulio (MisterG)
Si ringrazia per la disponibilità del materiale fotografico
il presidente Piero Mescalchin
http://www.mescalchin.it/
http://www.tegnue.it/
il Museo di storia naturale di Venezia http://www.museiciviciveneziani.it/...5&sezione=musei
Riferimenti web
http://www.tegnue.it/
http://www.mescalchin.it/
http://www.argovenezia.it/tegnue.htm
http://www.sottomarina.net/tegnue.htm
http://www.subsanmarco.it/tegnue.htm
http://www.arpa.veneto.it/pubblicazioni/docs/175_tegnue.pdf
http://www.chioggiatourism.it/dynalay.asp?PAGINA=639
http://217.57.31.67/sito/presentazione/le tegnue.htm
http://web.tiscali.it/kepweb/rubte/rubte100.htm
http://www.arpa.veneto.it/acqua/htm/acque_mc_appr_4.asp
http://www.museiciviciveneziani.it/main.asp
http://www.pescicostieri.it/
http://www.aiam.info/05/articoli_vdm_biogeografiche.htm
http://www.aiam.info/05/schede.php
http://www.aiam.info/05/articoli_cda_introduzione_normativa.htm
http://www.salve.it/it/eco/f_adriatico.htm
http://www.grupposommozzatoricaorle...ndex oasi.htm
http://www.sibm.unige.it/CHECKLIST/...lechecklist.htm
http://www.ecology.unibo.it/page/Atti convegno Chioggia 17 settembre 2005.pdf
http://www.liceofoscarini.it/didattic/conchiglie/index.html
http://www.argonauti.org/Conchiglie/bivalvia.html
http://www.diveitaly.com/a_biblioteca/biologia/corbio/
http://www.assodiving.it/
Percorsi subacquei - Lista completa referenti e club subacquei
http://www.tegnue.it/boe.asp
Normative e regolamento delle incursioni subacque
http://www.tegnue.it/normativa.asp
Fonti letterarie citate
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Mizzan L., 1994 – Malacocenosi in due stazioni altoadriatiche a substrati solidi (2): analisi comparativa fra popolamenti di subststrati naturali ed artificiali. Lavori Soc. Ven. Sc. Nat. Venezia. XIX. 83-88
Mizzan L., 1995 – Le “Tegnùe” Substrati solidi del litorale veneziano: potenzialità e prospettive. Quaderni ASAP. 46 pp.
Mizzan L., 1999 – Localizzazione e caratterizzazione di affioramenti rocciosi delle coste veneziane. Primi risultati di un progetto di indagine. . Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia. L. 195-212.
Cenci, E., Mazzoldi, C. (2005) Le Tegnue di Chioggia: un'analisi qualitativa e quantitativa della fauna ittica.
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