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Avete mai sentito parlare di Procatopus aberrans? PDF Stampa E-mail
Scritto da Jambè   
Mai? Io no, mai, fino a che Andy Wattam non ha deciso di chiamarmi alcuni mesi fa. Con voce familiare mi disse: “Ciao amico, ho ricevuto alcuni killi rari da Melbourne. Le ultime tre coppie in Australia e non una persona con il tempo disponibile per allevarli.
I pesci stanno diventando vecchi e saranno persi per l’hobby.”
Andy non si ricordava il nome dei pesci, tuttavia disse che erano pacifici. Inizialmente intendevo rifiutare il “regalo”, non avendo una vasca libera. Poi pensai ad una piccola riorganizzazione che liberò una vaschetta di riserva da 15litri. In un’ora avevo “gli ultimi killi in Australia”. Non assomigliavano molto a dei killi, ma erano piuttosto carini. I maschi era lunghi circa 75 millimetri, con un corpo blu metallico e pinne di forma piuttosto quadrata. Vi sono puntini rossi sulle pinne e sulla coda. Le femmine sono meno bluastre, più argentee e modeste, approssimativamente lunghe 50mm. Una era malamente deformata, pensavo che fosse il segno di un pesce vecchio, quindi inadatto all’allevamento. Pensavo di mettere fine alla sua sofferenza, ma fortunatamente decisi di posticipare la cosa.

Ricevendo i pesci con pochissime informazioni, consultai la copia della biblioteca CDAS dell’Atlante dei pesci di Axelrod. Ci sono le foto di questa specie, ma la descrizione è molto sintetica. Vi riporto quanto scritto:

“Le specie più grosse tra i killi (o le specie più numerose (tra i killi)) sono i Procatopus ed i Lamprichthys, molto colorati e che depongono le uova in acquario, ma questi non sono molto resistenti e tendono a vivere poco. La maggior parte dei Lamprichthys depongono le uova in fessure, quelle in parti galleggianti di sughero naturale o quelle nascoste tra il tubo dell’aerazione e l’angolo più buio della vasca. L’identificazione delle specie è quasi impossibile e anche la letteratura specialistica è carente d’informazioni.”


Tutto qui. Ci sono alcune belle immagini nell’atlante che evidenziano le differenze all’interno del genere Procatopus. Ritroviamo le specie: Procatopus Gracilis, P. Similis, P. Aberrans e P. Nototaemia. Entrambi i generi sono comunemente chiamati “lampeyes” (nei paesi di lingua inglese). Gli appartenenti al genere Lamprichthys vivono esclusivamente nel Lago Tanganika. La mia scarsa conoscenza fu arricchita dall’ulteriore informazione di Andy; cioè, che questi pesci depongono nelle cavità delle rocce, inoltre mi portò un tubo in PVC scanalato usato con successo come substrato per la deposizione, dal precedente proprietario.

Aggiungo quanto segue alla descrizione di questo pesce: la famiglia Procatopus è distribuita nell’ovest, est e centro Africa. Procatopus Aberrans provengono dal Cameroon e dalla Nigeria, dove vivono in corsi d’acqua della foresta pluviale e della savana, in acque con durezza da 40 a 150 dH, pH tra il 6 ed il 7 e temperatura 20-24°C. Pensai che data la vicinanza con l’equatore sarebbe stata giusta un’acqua meno dura ed a temperatura 28-30°C.

Misi i sei pesci in un acquario (30x20cm, alto 40cm) dove l’unico lusso concesso era una pietra porosa (nessun filtro). I pesci furono fatti ambientare e poi nutriti con cibo vivo. Adorano dafnie e vermetti bianchi. I cyclops non vengono predati, e sono l’ultimo alimento mangiato. Sono sicuro che i tubifex, le larve di zanzara ed i bloodworms sarebbero molto più graditi.

Come ho accennato, avevo ricevuto anche lo speciale tubo in PVC scanalato per la deposizione, avvolto nella lana filtrante. Amo molto questi oggetti in cui l’inventore mostra grande immaginazione. Era una cosa molto creativa e davvero bella ma, come ho scoperto in seguito, completamente inutile. Dotato di una mancanza totale di informazioni e senza nessuna guida su come deponessero i pesci mi sentii molto scoraggiato. Iniziai a vedere l’intera esperienza come una perdita di tempo. Bloccato con i pesci nella vasca, iniziai a controllare il tubo alla ricerca di uova di grandezza e numero per mè sconosciuti. Non avendo trovato nulla il mio entusiasmo crollò.

Allora trovai un maschio morto. Non sembrava che i maschi lottassero, ma vi era un chiaro dominante che occasionalmente inseguiva gli altri. Ora con due soli maschi il dominante iniziò ad essere più aggressivo e così tolsi l’altro maschio. Per complicare le cose, ad una femmina, quella migliore, cominciarono a svilupparsi delle ulcere e morì. È risaputo che i killi stanno meglio in acqua dura (dicono 80-160ppm) ma per la deposizione e lo sviluppo delle uova è migliore in un’acqua più tenera. Questo è dovuto al cambio stagionale (stagione delle piogge/stagione asciutta) nel tropico dove vivono questi killi.

Per evitare che il maschio inseguisse le due restanti femmine ho introdotto alcuni larghi mazzi di felce indonesiana per fornire nascondigli ai pesci. La felce (Microsorum sp.) era vecchia, con gambi voluminosi e radici molto nere. Dopo la morte della femmina decisi di aumentare la durezza dell’acqua nella vasca. Riempii una parte di collant da donna lunga 20cm con graniglia di conchiglie e l’appesi ad una parete della vasca.

Più passavano le settimane più aumentava la mia frustrazione, visto che non trovai nessun uovo malgrado il regolare controllo del tubo scanalato.
L’estate soleggiata lasciò il posto ai temporali ed ai giorni piovosi. Speravo che questa potesse essere la mia chance visto che questo tempo aumenta l’attività di accoppiamento di tutti i pesci. I killi non fanno eccezione ed il maschio iniziò il corteggiamento di una femmina. Provai allora a cercare le uova. I pesci si sono comportati in modo simile ai Corydoras, mostrando un certo controllo nella deposizione. Purtroppo non trovai nessun uovo. Ci sono stati molti tentativi di deposizione ma la coppia è stata interrotta da un approccio o da un posto errato o da qualcos’altro. Sul tubo nessun uovo si vedeva.

Per puro caso, mentre cercavo eventuali uova deposte tra le foglie della felce, ho individuato alcuni detriti trasparenti tra i contorti steli della pianta, in profondità, nella zona delle radici “aeree”. Ho spinto un bastoncino in quella zona e il primo uovo uscì. Tondo e giallo chiaro, del diametro approssimativo di 1,5mm e non particolarmente appiccicoso, scoperta importante questa! Con la lente d’ingrandimento ho esaminato diverse possibili locazioni e trovai altre due uova. Allora lasciai solamente i tre mazzi migliori della felce. In pochi giorni raccolsi più di dieci uova. In condizioni normali le femmine depongono da uno a tre uova al giorno, ma le deposizioni continuarono per molte settimane.

Poiché gli adulti non mangiavano le uova, ridussi la raccolta delle stesse ad una volta ogni 2-3 giorni. Ero perplesso da come la femmina deponeva nei punti più nascosti ed ostruiti. Provai anche ad inserire dei legni di mangrovia, ma senza successo, e trovavo sempre meno uova, pensai quindi che questo era un periodo di riposo nella produzione.

Le uova raccolte con le dita sono state messe in un recipiente di plastica, di circa 15x15cm ed alto 10 in cui l’acqua era profonda 5cm (non è la profondità con cui iniziai, ma vi spiegherò successivamente questo). I valori dell’acqua erano pH 7,5 durezza 16ppm e temperatura che oscillava tra i 22 ed i 28°C. Il contenitore rimaneva in una zona ombreggiata, ma non scura. Usai del blu di metilene come metodo di prevenzione contro batteri e funghi. Il colore dell’acqua era quindi blu chiaro.

Dopo una settimana nelle uova si notava lo sviluppo degli occhi, come due punti neri e successivamente il corpo scuro degli avannotti era chiaramente visibile. Circa il 60-70% delle uova era fecondato e impiegarono circa 35-40 giorni per schiudersi. Gli avannotti sono scuri e lunghi 4-5mm, nuotano orizzontalmente già dal primo giorno, nuotano orizzontalmente e poiché la riserva del tuorlo è minima, dal secondo giorno bisogna nutrirli. Alcuni avannotti hanno avuto difficoltà nel nuoto, probabilmente dovuta ad un lento sviluppo della vescica natatoria. La schiusa è continua, 2-5 avannotti ogni giorno (da due femmine). Questo ha richiesto un certo numero di vaschette in cui tenere gli avannotti di taglia simile. Ogni vasca aveva solamente una pietra porosa.

Con mia grande sorpresa gli avannotti non sono grandi divoratori di piccoli cyclops vivi, questi preferiscono microworms (non allevo gamberetti d’acqua salata o altro alimento). I microworms affondano relativamente velocemente, questo crea alcuni problemi, visto che i giovani pesci nuotano appena sotto la superficie dell’acqua senza mai scendere sul fondo. Ciò ha richiesto una frequente movimentazione dell’acqua per fare in modo che i microworms arrivassero fino agli avannotti: una vera seccatura!
Dopo alcuni giorni mi venne l’idea di abbassare il livello dell’acqua, questo “porterebbe” gli avannotti più vicini ai microworms. Così ho ridotto il livello dell’acqua a 5 centimetri ed ebbi la meglio sul problema, i giovani pesci catturavano il cibo senza bisogno di alcuna assistenza. L’alimentazione deve essere accorta per non sovra-alimentare gli avannotti.

Con una profondità di 5cm vi erano soltanto 1-2 litri d’acqua a disposizione per gli avannotti. Ciò ha richiesto frequenti cambi, utilizzando acqua con i medesimi valori, cosa questa molto importante. I piccoli si sviluppano abbastanza lentamente. Anche aumentando la durezza le cose non cambiavano in modo apprezzabile per cui sono tornato di nuovo alla mia acqua di rubinetto. (Nella prova la durezza è stata aumentata da 16ppm a 80ppm)


Per caso, durante una normale pulizia della vasca, ho maneggiato la calza contenente la graniglia di conchiglie. Sentii il tipico “rotolamento” delle uova tra le mie mani. Mi resi quindi conto che i pesci deponevano spesso attorno a questo sacchetto. Ho esaminato i nodi della calza e con mia grande sorpresa trovai decine di uova disposte a grappolo ad entrambe le estremità del sacchetto appeso verticalmente. Le uova avevano il colore della calza (beige chiaro) ed erano quasi invisibili. Il mistero fu risolto. Tutto si trasformò in lavoro di routine, il numero di avannotti cresceva sempre più: dieci, venti, cinquanta…… era molto facile!

Di Rene Jez
articolo originale
http://www.aquarticles.com/articles/breeding/Jez_Procatopus_abberans.html

Traduzione di Davide Robustelli (Jambè)

Si ringrazia il sito: http://www.killifish.f9.co.uk/Killifish/Killifish Website/Index.htm
per il materiale fotografico

 
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