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Nanoreef in dieci punti PDF Stampa E-mail
Scritto da paolo61   
1. L'acquisizione di informazioni
E’ sempre importante informarsi adeguatamente prima di iniziare una nuova avventura in campo acquariofilo, ma, in particolare, quando si ha a che fare per la prima volta con il mondo marino, l’informazione diventa indispensabile.
Cercate quindi di leggere molto, di acquisire nozioni che saranno importanti per la gestione della futura vasca e dei suoi ospiti. Il nostro forum offre molte informazioni, ma lo stesso web è ricchissimo di dati. Basta digitare “nanoreef” in un qualsiasi motore di ricerca e troverete siti dedicati all’argomento, sia in italiano che in altre lingue. Esistono poi testi specifici, tra cui quello completo di Daniel Knop, che affrontano in modo esaustivo l’argomento.

Riporto alcuni siti che ho trovato utili:
http://www.zanclus.it/pagine/tecnica_menu.php (italiano)
http://www.acquaportal.it/nanoporta...not/default.asp (italiano)
http://www.francenanorecif.com/arti...?lng=fr&pg=3806 (francese)
http://microrecif.ovh.org/index.html (francese)
http://home1.gte.net/rhe1/nanoreef/frindex.htm (inglese)
http://www.nano-reef.com/ (inglese)
http://www.saltwater-fish-tanks.com...-tank-setup.php (inglese)

Ho poi trovato e letto diversi articoli su riviste, oltre a tre volumi che raccomando, e cioè:
L’ABC dell’acquario marino di barriera di Alessandro Rovero (Sesto continente editore)
Nanoreef di Daniel Knop (Nuovi orizzonti editore)
Nanoreef di Luca Ballatori (Aquaedì) - più sintetico ma con belle foto e informazioni sui coralli e invertebrati -
In questo modo potrete rendervi conto dell’avventura che state per iniziare, dei tempi, dei costi, delle esigenze di un microcosmo di barriera, e decidere in modo consapevole se siete pronti ad iniziare.


2. La vasca

Dopo esservi informati avete deciso che volete tentare l’avventura, ben consci delle implicazioni, dell’impegno e dei costi che comporta, e a questo punto si pone il primo dubbio, che vasca prendere?
L’argomento vasca rappresenta forse l’aspetto + semplice da gestire. Molto dipende dallo spazio a vostra disposizione. Dopo aver letto articoli sull’argomento, vi sarete resi conto che è possibile una scelta pressoché infinita, da pochi litri fino a 80 e oltre (molti parlano di nanoreef fino a 100 litri). A mio parere le vasche troppo piccole (inferiori ai 20 litri lordi per intenderci) rappresentano un limite notevole, sia in termini di spazio da gestire, sia in termine di gestione pratica quotidiana.

Anche le vasche oltre i 40 litri lordi vi possono creare dei costi aggiuntivi, in particolare per quanto riguarda l’acquisto di un accessorio che a quel punto diventa quasi indispensabile, vale a dire lo schiumatoio. Vasche invece tra i 25 e i 35 litri possono essere gestite in modo + semplice e meno costoso, perciò raccomanderei queste dimensioni. Il problema principale a questo punto è rappresentato dal rapporto delle dimensioni stesse, dato che spesso le vasche a disposizione hanno una tradizionale forma rettangolare, il che, con questi litraggi, rappresenta un limite in termini di profondità. La vasca migliore, infatti, dovrebbe essere abbastanza profonda, e la forma a cubo entro i 40 litri lordi è probabilmente quella che sarà più facile da gestire come arredamento e illuminazione. Esistono in commercio prodotti di questo tipo a costo limitato (diciamo sui 50 – 70 euro) che consiglio, invece di iniziare l’allestimento di una vasca concepita come dolce, che risulta più difficile da adattare, visto che il rapporto fronte-profondità sarà a vantaggio del primo. In altre parole, una vasca per il nanoreef dovrebbe avere almeno 30 cm di profondità per essere più facilmente gestibile. Se invece avete già una vasca a disposizione, sappiate che il posizionamento delle rocce vive dovrà essere fatto con più attenzione, pur non essendo un ostacolo insormontabile. Dovrete solo scegliere con più attenzione al momento dell’acquisto.


3. Il sistema di filtraggio

E veniamo all’aspetto più tecnico. Le vecchie vasche (quelle che si vedevano fino a una decina di anni fa nei ristoranti, per intenderci) erano vasche del tipo “fish only”, cioè pensate solo per pesci. Elevato filtraggio biologico e areazione, e basta. In realtà queste vasche, arredate con scheletri di corallo e rocce morte, sono destinate ai pesci marini non da reef, pesci grandi (nell’ordine di decine di cm) che necessitano di molto spazio, quindi da escludere in un nanoreef. Sono vasche passate un po’ di moda, che si possono comunque ancora allestire, pur senza avere il fascino della vasca piena di coralli, ma che comunque necessitano di un litraggio superiore ai 200 litri lordi, per cui non fanno parte dell’argomento di cui parliamo ora.
Un metodo usato con successo soprattutto in Francia è il sistema Jaubert, che però necessita di particolari attenzioni, e di un lungo periodo d’avviamento. Inoltre lo strato di sabbia particolarmente spesso riduce ulteriormente il litraggio a disposizione, e quindi non mi sento di raccomandarlo. Anceh perchè per molti versi è un sistema superato, e poco attendibile, in quanto molto instabile e non si presta ad essere adottato in un nanoreef.
Il metodo più soddisfacente e naturale per la gestione di un nanoreef è invece il metodo berlinese, che affida la funzione di filtro alle rocce vive. Queste rocce, il cui costo al Kg è elevato, sono rocce provenienti dai mari tropicali, ricche di vita e di potere filtrante. Il costo elevato è bilanciato (sempre in rapporto a vasche sui 25-35 litri) dal fatto che non ne sono necessarie quantità esagerate, e quindi il discorso diventa fattibile in termini di spesa.

La quantità raccomandata è di 1 kg di roccia viva per ogni 4/5 litri di acqua a disposizione, quindi una vasca da 30 litri necessita di almeno 6 kg di rocce vive (altre verranno aggiunte con le talee di coralli che comprerete per arredare), anche se sarà possibile trovare talee di coralli per nanoreef non alloggiate su rocce ma su piedistalli in epossidica, piu facili da posizionare.
Scegliete rocce (sottolineo rocce, e non ex scheletri di tubipora, talvolta spacciate dai negozianti come rocce vive perche leggere e molto porose, ma non altrettanto valide) leggere, porose, molto colorate e le più spurgate possibili. La forma diventa importante, in una vasca di piccole dimensioni, ed è senz’altro più facile trovare rocce che si adattino ad una vasca profonda almeno 30 cm piuttosto che ad una vasca profonda 20, per questo avevo raccomandato di prestare attenzione alla forma della vasca stessa. Meglio, a mio parere, scegliere alcune rocce relativamente grandi piuttosto che una serie di piccole. Cercate di fare in modo, disponendole in vasca, che formino dei terrazzi, su cui sarà più facile alloggiare le talee di coralli che comprerete più avanti. Cercate di lasciare uno spazio sufficiente tra le rocce e il vetro (almeno nei lati che saranno visibili) per consentire il passaggio delle calamite con cui effettuerete la pulizia periodica dei vetri.
Il filtraggio biologico di cui la vostra vasca potrà già essere dotata non serve, anzi, potrebbe rappresentare un problema. Stiamo cercando, infatti, di riprodurre un ecosistema che ha virtualmente zero nitrati e fosfati, e il filtraggio biologico arricchirebbe la vasca di nitrati e fosfati, rendendo difficile, se non impossibile, la vita ai coralli. È possibile mantenere piccoli filtri attivi, magari a cascata, riempiendoli solo di materiali filtranti meccanici, come lana di perlon, da risciacquare periodicamente (non oltre i 4/5gg), in modo da evitare che il filtro da meccanico si trasformi in biologico. Un piccolo filtro potrebbe risultare comodo nel caso in cui si decida di inserirvi del carbone attivo o delle resine oltre che, essendo a cascata, arricchire la vasca di ossigeno.
Lo schiumatoio, essenziale nelle vasche più grandi, in vasche di questo litraggio non è indispensabile, le rocce vive riescono a gestire la filtrazione senza problemi, anche perchè, per litraggi di questo genere, non avendo enormi possibilità sulla scelta degli ospiti , la produzione di nitrati è talmente bassa che il sistema si auto regola con cambi regolari e ravvicinati ed il buon lavoro delle rocce . Diverso è il discorso per vasche oltre i 40 litri, che presumibilmente conterranno anche pesci. In quel caso lo schiumatoio diventa indispensabile, e bisogna pensare al suo reperimento (non è facilissimo trovarne di adatti a vasche piccole) e alla sua gestione. Spesso si trovano solo schiumatoi interni, che rubano spazio alla vasca stessa.

La sabbia invece non è necessaria, in molti casi non viene proprio usata. Il mio consiglio, basato anche sull’esperienza personale, è di non introdurla in vasca fin dall’inizio. Lasciate spurgare le rocce, poi, dopo un paio di mesi, durante i quali potrete senza problemi sifonare con regolarità il fondo, potrete introdurne una spolverata (non oltre i 0.5 cm di altezza) in modo da dare un aspetto più naturale al vostro reef, un motivo prettamente estetico, che non ha funzioni di gestione specifiche. È importante che lo strato sia il più sottile possibile, in modo da evitare che si possano formare sacche anossiche in profondità, che rilasciando bolle tossiche possano danneggiare la vita della vasca.
Quindi, buone rocce vive in quantità appropriata e regolari cambi d’acqua possono rappresentare una situazione ottimale.
Se poi lo ritenete opportuno, potreste aggiungere in vasca alcune alghe superiori, come la Caulerpa, che ridurranno crescendo il tenore di nitrati e fosfati in vasca. Bisognerà solo tenerle sotto controllo con frequenti potature.


4. Il movimento dell'acqua

Nell’acquario marino il movimento d’acqua è essenziale. Dovrebbe essere di superiore a 10 volte le dimensioni della vasca all’ora, quindi con 30 litri almeno 300-400 litri/h (anche di più se decidete di ospitare coralli duri), il che è facile da ottenere con piccole pompe a basso costo facilmente reperibili sul mercato. Meglio se riuscite a posizionarne due in punti diversi della vasca, da azionare con un timer a funzione alternata, per meglio riprodurre l’effetto marea. Alcuni coralli hanno esigenze specifiche di forte corrente, e la loro posizione dovrà essere scelta in funzione di questo fattore.


5. L'illuminazione

Questa è un po’ la nota dolente in un nanoreef. Ce ne vuole molta, come regola generale almeno 1 watt al litro, anche se non è la potenzialità della lampada a farla da padrone, ma la quantità dei PAR emessi, molte lampade anche se di wattaggi inferiori riescono ad emmettere quantità di PAR considerevoli, tali da permetterci di poter inserire coralli leggermente piu esigenti (valore che comunque non consente di introdurre organismi esigenti come i coralli duri). Certo, una vasca piccola non ha poi esigenze di wattaggio eccessive. 30 watt in 30 litri sono gestibili, anche in termini economici di costo della bolletta. Il problema è come garantire questa luce. Molte vasche “preconfezionate” per l’acquario tropicale dolce hanno un’illuminazione inserita in coperchio sicuramente insufficiente, quindi diventerà necessario modificarla. Ciò potrebbe essere impossibile in una vasca piccola, visti gli spazi disponibili sotto il coperchio, per questo è meglio optare per una vasca aperta, che potrete, se lo ritenete opportuno, coprire con una lastra di vetro per ridurre l’evaporazione (meglio non usare invece il plexiglas, che, sotto l'influsso della luce, tende a diventare giallo, distorcendo sia lo spettro di emissione che la visibilità del nostro occhio verso la vasca). Esistono piccole plafoniere in commercio che garantiscono una buona combinazione d’intensità luminosa a prezzi relativamente contenuti.

Le lampade HQI che vengono comunemente usate per gli acquari di barriera di dimensioni “normali” sono persino sovradimensionate per il nanoreef. Io ho avuto buoni risultati con le lampade PL, di piccole dimensioni e buona intensità luminosa (la profondità di un nanoreef non è mai eccessiva, quindi la luce può penetrare senza problemi). Scegliete lampade che garantiscano non solo il giusto wattaggio, ma anche la giusta intensità luminosa. Elevato numero di gradi Kelvin, meglio se sui 10.000. Suggerisco di abbinare due fonti luminose diverse, di cui una blu attinica, da accendere con un timer un’ora prima delle altre e spegnere un’ora dopo, per riprodurre la situazione alba/tramonto. L'affiancamento delle attiniche a lampade da 10/12000°K, (oltre a queste temperature la componente blu è già parecchio presente) pur non essendo prettamente indispensabile, è utile non solo per l'effetto alba/tramonto, ma anche perchè le attiniche hanno lo specifico compito di garantire una corretta alimentazione di alcuni coralli, e inoltre vengono usate per far risaltare i colori.


6. Il riscaldamento/raffreddamento

Per quanto concerne il riscaldamento il problema non si pone, basta un comune riscaldatore con termostato con un wattaggio adeguato alle dimensioni della vasca. Meglio se leggermente sovradimensionato perché sarà in grado di correggere la temperatura in breve tempo. Direi che 50 watt in una vasca da circa 30 litri vanno benissimo. Le temperature indicate dai testi sono simili a quelli dell’acquario dolce tropicale, ossia sui 24-26 °C.
Quanto al discorso raffreddamento, il problema invece si pone. Se abitate in zone calde, e d’estate avete una temperatura in casa costantemente elevata (prossima cioè ai 30 °C) allora avrete un problema, perché la temperatura elevata potrebbe danneggiare le forme di vita presenti in vasca, non in grado di “adattarsi” a queste temperature. Bisognerà pensare a un sistema di raffreddamento. Sul web ci sono progetti “fai da te” che usano in genere le ventoline per computer, sono efficienti, ma stimolano l’evaporazione, quindi sarà opportuno tenere conto di questo fattore.


7. L'acqua

L’acqua a questo punto diventa un fattore essenziale per la riuscita del vostro nanoreef. DEVE essere acqua osmotica, quindi, se non avete in casa un impianto apposito, dovrete pensare all’acquisto volta per volta di quest’acqua nel vostro negozio. Non si tratta, nel caso dei nanoreef sui 25-35 litri, di un vero problema. L’acqua viene venduta a prezzi molto contenuti, e una tanica di 15 litri vi consente una buona autonomia, visto che i cambi d’acqua non supereranno i 2-3 litri alla settimana.
Ovviamente l’acqua deve essere salata, per cui occorrerà acquistare un buon sale marino in negozio, effettuare i necessari calcoli per il giusto peso da introdurre nella quantità di acqua desiderata, in modo da ottenere la giusta salinità.
All’avvio della vasca sarà possibile introdurre l’acqua osmotica e poi i sali, attivando quindi riscaldatore e pompe per rimescolare il tutto e facilitare lo scioglimento rapido. Da quel momento in poi diventerà necessario preparare in un secchio apposito la quantità d’acqua voluta, mischiando il sale, accuratamente pesato, e lasciando il tutto esposto all’aria per una giornata prima di effettuare il cambio (durante il quale dovrete avere l’accortezza di evitare differenze sensibili di temperatura tra l’acqua del cambio e quella della vasca). Per valutare la corretta densità occorre un densimetro, che si può facilmente trovare in negozio, ne esistono di vari tipi, un buon rapporto qualità/prezzo è rappresentato da quelli galleggianti.
Preparatevi comunque ad avere a disposizione una bottiglia d’acqua minerale contenente acqua osmotica vicino alla vostra vasca, perché saranno necessari dei rabbocchi dovuti all’evaporazione. Il processo fisico dell’evaporazione produce infatti vapore acqueo, cioè H20 pura che viene “persa”, mentre i sali restano nella vasca, per questo motivo il rabbocco non può essere fatto con acqua già salata (altrimenti le concentrazioni saline diventerebbero eccessive nel giro di poco tempo) ma con acqua osmotica pura.


8. La pazienza e i controlli dei parametri

Ok, avete una vasca avviata, con la giusta quantità d’illuminazione disponibile, le pompe in funzione, l’acqua alla giusta densità. Ora bisogna avere pazienza. Bisogna dare alle rocce vive il tempo di purificarsi completamente ed iniziare la loro funzione filtrante. Durante il trasporto e la messa in vasca alcuni organismi contenuti nelle rocce moriranno, si decomporranno, altereranno i parametri. Bisogna tenere tutto sotto controllo, e quindi bisogna avere pazienza, almeno per un mese, prima di introdurre altre forme di vita. Al contrario della vasca dolce tropicale però, ci sono già forme di vita in vasca, e diventa affascinante osservarle nel loro sviluppo. Troverete piccole spugne, vermi, lumachine, organismi di vario tipo che, magari con l’aiuto di una lente d’ingrandimento, diventerà affascinante osservare durante questo periodo.
I parametri dell’acqua da controllare sono simili a quelli del tropicale, con l’aggiunta di alcuni tipicamente “marini”.
Dovrete quindi, con l’ausilio di strumenti tecnici e/o test specifici per il marino, tenere sotto controllo:
temperatura (tra 24 e 26 °C)
densità (1022-1024)
pH (8 – 8.3) (attenzione: il PH varia tra il giorno e la notte, passa solitamente dai 7.9/8.0 di notte ai 8.2/8.4 di giorno)
dkH (8-12)
nitrati (assenti – 5 mg/lt)
nitriti (assenti)
ammoniaca (assente)
fosfati (assenti – 0.05 mg/lt)
calcio (410 – 450 mg/lt).
magnesio 1350-1450 mg/lt.
Quando i nitriti saranno scomparsi e i nitrati e fosfati saranno molto bassi, potrete finalmente procedere all’introduzione del primi organismi. Dopodiché in una vasca ben avviata senza un carico eccessivo di ospiti i parametri dovrebbero rimanere stabili. L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata dalle concentrazioni di calcio, che viene usato dai coralli duri e alghe calcaree per la crescita e che quindi tende a scendere. Diventa necessario compensare con l’introduzione di un correttore di questo parametro. Ci sono soluzioni in negozio pronte per l’uso. Sono piuttosto care, ma viste le piccole quantità di cui parliamo in un nanoreef, una bottiglietta durerà molto a lungo senza incidere sui costi complessivi.
La frequenza dei controlli, almeno settimanali, e la pazienza nel passare SOLO a tempo debito alla fase successiva diventano fattori essenziali per la riuscita della vostra vasca.
In un nanoreef ben gestito, quindi con gli opportuni cambi d’acqua e buoni sali usati per questo scopo altri elementi non sono necessari.

9. I coralli

E finalmente è arrivato il momento di scegliere gli ospiti “fissi” della nostra vasca. Visto il tipo di illuminazione che avrete inserito (a meno che non abbiate lampade HQI o potenza d’illuminazione di molto superiore al watt/lt) probabilmente la scelta sarà da fare sui coralli molli. Verificate sui libri o sulle schede del web la compatibilità dei coralli con una vasca in piena maturazione. Scegliete specie robuste e poco esigenti, verificando la compatibilità con i vostri parametri di luce e acqua, con le dimensioni della vasca, e con gli altri ospiti già presenti. La scelta sarà una combinazione di gusto personale e di disponibilità del corallo, che dovrà essere necessariamente piuttosto piccolo, quindi con una talea di ridotte dimensioni (non sempre facili da trovare). Non dovete fare tutto in pochi giorni, prendete i vostri tempi. Se durante la fase di maturazione vedete in negozio un pezzo che vi piace, potete sempre prenotarlo e farlo tenere al negoziante, in modo da portarlo a casa quando il tempo sarà opportuno.
Tra le varie scelte a disposizione, molti testi raccomandano, per le poche esigenze e la robustezza generale, i seguenti coralli: Discosoma, Lobophyton, Palythoa, Rhodactis, Sarcophyton. A voi la scelta, in funzione di quello che vi piace e che riuscite a trovare.
L’introduzione dovrà avvenire in modo analogo a quella dei pesci dell’acquario tropicale, ossia mettete il sacchetto contenente il nuovo ospite in vasca, dategli il tempo di adeguarsi alla temperatura dell’acqua, poi procedete all’introduzione di una piccola quantità d’acqua della vasca nel sacchetto, ripetete l’operazione alcune volte e infine mettete il corallo nel posto preferito, avendo l’accortezza che sia in posizione stabile e adatta alle sue esigenze (di luce, di corrente ecc.). L'acclimatamento, nel caso dei coralli, pur se precauzionale non è indispensabile come per i pesci e gli invertebrati, una volta raggiunta la giusta temperatura si può anche procedere all'introduzione.


10. Gli invertebrati

Una vasca, per quanto piccola, risulta essere più completa con l’introduzione di alcuni invertebrati, che spesso hanno anche la funzione di pulitori e contribuiscono al benessere del piccolo ecosistema.
Potrete introdurre quindi, sempre con gradualità, lumache del genere Turbo o Astrea, gamberi come i Lysmata, sempre presenti nei negozi, spirografi, paguri, granchi ecc. Leggete le esigenze degli ospiti potenziali, in modo da evitare possibili incompatibilità, e non esagerate con il numero degli ospiti stessi. Per l’introduzione in vasca valgono le precauzioni descritte per i coralli[e, al di fuori dei paguri, l'acclimatamento diventa necessario.

Alcune note a margine:
Saranno a questo punto passati alcuni mesi dall’avvio della vostra vasca, che in questo tempo si sarà trasformata da un contenitore asettico in un microcosmo pieno di vita, affascinante da vedere e molto gratificante. Non potrete mai eliminare la necessità di controllarlo periodicamente, sia a livello dei rabbocchi d’acqua, che a livello dei parametri chimico- fisici. In condizioni normali però, senza sovraccarichi organici, la vasca dovrebbe raggiungere un suo equilibrio e mantenere relativamente costanti i suoi parametri.

Ora a qualcuno di voi potrebbe venire in mente di introdurre un pesce o due. Io non raccomando l’introduzione di un pesce in vasche inferiori come capienza ai 20 litri, e anche in quelle di poco superiori un pesce rappresenta senz’altro un pericolo potenziale all’equilibrio raggiunto, per cui se proprio decidete di farlo, informatevi sulle sue esigenze, raddoppiate l’attenzione alla gestione, e siate pronti, nel caso in cui le cose si mettano male, a rinunciare al pesce acquistato riportandolo in negozio.

Il tutto, preparatevi, non vi costerà poco. Una spesa nell’ordine dei 300 euro, a partire dall’attrezzatura, i test, i coralli, ecc. verrà senz’altro raggiunta. Pensateci al momento di iniziare l’avventura.

Articolo e foto di Paolo61

 
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