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Esperienza con P. sacrimontis PDF Stampa E-mail
Scritto da gregory (Fabrizio Basagni)   
marted́ 14 aprile 2009
coppia_sacrimontis_2.jpgAllevamento e riproduzione di Pelvicachromis sacrimontis







Pelvicachromis sacrimontis è considerata la specie più bella del gruppo “pulcher”.
Non è frequente in commercio, quindi ne ho ordinata una coppia appena saputa disponibile dal grossista del mio negozio di fiducia.
Da maggio 2007 ospito in un mio acquario una coppia di Pelvicachromis sacrimontis “wild” ed ho potuto osservarne la riproduzione.
Sono sempre stato affascinato dal mondo dei ciclidi “nani” africani per la loro bellezza ed i loro colori; ho tenuto in acquario altri Pelvicachromis ed anche Nanochromis, senza mai smettere di rimanere colpito dalla mutevolezza della colorazione e dal comportamento di coppia di questi ciclidi.
Sulla ecologia della specie non vi sono molte informazioni disponibili, le uniche attendibili sono quelle della letteratura specifica, come il testo “The Cichild Fishes of Western Africa” del Dott. Anton Lamboj (2004, Brigit Schmettkamp Verlag) ed anche il “vecchio” ma ottimo “I Ciclidi dell’Africa Occidentale” di Linke e Staeck (1994, Tetra). Questi due libri, assieme a “Maestri dell’evoluzione” di G. Barlow (2000, Sesto Continente), sono a mio avviso letture significative per chi è interessato ai ciclidi dell’Africa occidentale ed ai ciclidi in generale.
Pelvicachromis sacrimontis (Paulo, 1977) è stato in passato chiamato Pelmatochromis, Pelvicachromis camerunensis e Pelvicachromis spec. affin. pulcher per la somiglianza con quest’ultimo; appartiene al genere Pelvicachromis, tribù dei chromidotilapiini a sua volta sottofamiglia delle pseudocrenilabrinae.

HABITAT NATURALE
Non si hanno notizie precise sulla sua provenienza; secondo Linke-Staeck proviene dall’est del fiume Niger, in Nigeria al confine con il Camerun, precisamente a nord della città di Calabar sul fiume Cross; Lamboj indica invece la parte sud occidentale della Nigeria.

Come tutti i Pelvicachromis anche sacrimontis si trova solo in acque chiare che scorrono nelle foreste (anche in Africa Occidentale come in Sud America si distinguono tre tipi di biotopo: acqua chiara, acqua scura ed infine acqua limpida), si tratta di ruscelli poco profondi (40 cm circa) e piccoli corsi d’acqua in zone boschive, a volte con alcuni punti a veloce scorrimento e presenza di sassi e piante come il crinum natans.
Il tipo di fondo maggiormente comune è comunque la sabbia od il fango. In generale le piante sommerse sono poco comuni nei biotopi africani , a parte il crinum si trovano delle ninphee mentre le anubias dei vari tipi sono emerse sulle sponde od ancorate a legni e sassi con le sole radici sommerse.

Le acque hanno scarsa durezza e conducibilità (da 50 a 200 microsiemens) ed un pH neutro (circa 7). Quando si parla di questi biotopi il valore del pH, contrariamente a quanto avviene in Sud America, non tende ad essere acido o debolmente acido bensì mediamente è neutro o addirittura leggermente alcalino (pH 7,5); anche se è chiaro che nelle acque scure la presenza di legno e fogliame morto regala una quantità tale di acidi umici e tannini che si arriva anche qui a pH 4-4,5 ; ma allevare e riprodurre ciclidi del genere Pelvicachromis o (parzialmente) Nanochromis non implica l’acidificazione dell’acqua in acquario come per i cugini sud americani.

La temperatura dell’acqua varia a seconda delle stagioni (da 22° a 34° C) ed in acquario si può
stare un po’ più bassi rispetto i classici 26° C .

Come tutti i Pelvicachrommis anche sacrimontis depone in cavità e non all’aperto, sotto sassi piatti o legni sommersi, fogliame o cavità naturali; i piccoli ed i giovanili vivono in gruppo mentre gli adulti in coppie che occupano uno spazio da uno a due metri quadrati.

Dalla forma della bocca di P. sacrimontis si capisce che si tratta di pesci che si nutrono di detriti, particelle vegetali e piccole larve, in acquario va bene il mangime in granuli o crisp che affonda bene e velocemente, personalmente uso il Tetra Vegetable .

MORFOLOGIA
P. sacrimontis raggiunge una lunghezza massima di 10 cm per i maschi e 7 per le femmine, oltre a questo, il dimorfismo sessuale è ben evidente visto che la femmina ha la classica macchia rossa nel ventre in fase riproduttiva e le estremità delle pinne maggiormente arrotondate, nelle femmine manca la fascia luminosa con riflessi metallici nella pinna dorsale.

Il perché della macchia rossa, come in tutte le altre femmine di ciclide che hanno questa caratteristica, è che l’effetto ottico che regala agli occhi del potenziale partner è l’ingrossamento della regione ventrale con migliori possibilità di essere scelta dal maschio che la crede maggiormente feconda.

E’ facile distinguere un Pelvicachromis sacrimontis da un pulcher per i seguenti caratteri:

Ø      corpo più tozzo e arrotondato;

Ø      disegno di colore turchese appariscente sugli opercoli branchiali e sotto gli occhi;

Ø      le femmine adulte hanno la metà anteriore della pinna dorsale di colore grigio-nero;

Ø      la fascia scura lungo il corpo (di entrambi i sessi) è più larga rispetto ai pulcher;

Ø      come detto sopra le femmine non hanno la fascia gialla lungo tutta la dorsale (unico caso nel gruppo pulcher).

Esistono tre forme di colorazione di P. sacrimontis: rossa, gialla e verde.
E’ una distinzione evidente nei maschi, mentre le femmine sono maggiormente simili, nel mio caso si tratta evidentemente del morfo giallo, anche per la femmina.
La presenza di spot neri sulla caudale o dorsale non appare nei pesci pescati sinora ma non è da escludersi, essendo un tratto non tipico è invece casuale come per tutti i Pelvicachromis.
La differenza tra i tre morfi si nota sulla zona della testa, degli opercoli branchiali (che appaiono rossi, gialli o verdi) e dal fatto che il rosso della regione ventrale tende al rosa nelle due seconde
forme.
Su questo argomento delle diverse colorazioni, è interessante quello che riporta Barlow nel suo libro a proposito di Pelvicachromis pulcher : i maschi di colore diverso si riproducono in modo diverso !
In base ad uno studio dell’Istituto Konrad Lorenz di Vienna (Martin-Taborski) si è potuto infatti sapere che i maschi rossi di P. pulcher possono avere un harem od essere monogami mentre i maschi gialli sono solamente monogami; i maschi gialli possono sfruttare una terza strategia che garantisce la loro “fitness darwiniana” ovvero la buona efficienza della propria riproduzione.
Questa terza strategia è quella del “maschio satellite”, ovvero sino a tre maschi gialli possono
entrare (nel senso che sono accettati) nell’harem del maschio rosso (che è preferito dalle femmine), per contribuire alla difesa del territorio, in questo modo riescono a fecondare le uova “di rapina”
ovvero mentre il dominante rosso si distrae.
Questo tipo di fecondazione si chiama “fecondazione parassita” o sneaking.
Ed è anche la spiegazione del perché le due colorazioni in natura sono stabili a livello numerico, pur a fronte del "vantaggio preferenziale" del morfo rosso.

LA MIA ESPERIENZA
In genere quando si parla di Pelvicachromis, da un lato abbiamo acquariofili che si esaltano semplicemente per i colori di queste “farfalle”, dall’altro invece qualcuno (più informato) storce il naso perché pensa alla forte ibridazione che avviene nel gruppo, ibridazione sia naturale che artificiale (cioè presso esportatori locali, grossisti, negozi ed infine acquariofili stessi).
Il discorso degli esportatori è quanto mai emblematico, Lamboj racconta di allevamenti africani abbandonati dopo anni di esercizio, con conseguenti Pelvicachromis pescati lontano dal luogo di stabulazione e qui invece abbandonati; si trovano allora a nuotare in acque diverse da quelle di raccolta, il risultato sono ibridazioni in natura causate dall’uomo.
Io credo che il giusto atteggiamento stia nel mezzo, come in molte altre questioni di opinione.
E’ assurdo a priori scartare la bontà dell’ esperienza naturalistica derivante dall’allevamento di
questi ciclidi perché “è molto possibile” incontrare ibridi, è meglio invece affidarsi a letture e fotografie di carattere scientifico perché qui sta l’incontro tra cultura e pratica nel nostro hobby,
ovvero la conoscenza non approssimativa della forma naturale di un pesce che trova riscontro in ciò che osserviamo in acquario.
Ecco che è importante leggere e documentarsi, perché poi capita, come a me, di trovare una coppia che risponde ai caratteri della specie in modo inequivocabile, per di più di un morfo probabilmente non dominante, e sale molto il desiderio di rispettarne le esigenze.
Contemporaneamente è doveroso rispetto della natura evitare in qualsiasi modo ibridazioni o loro continuità in acquario, per cui non si dovrebbe mai acquistare nel dubbio.
Quando lessi l’aggettivo wild nel listino del grossista (ed il prezzo che non era certo alto), pensai ad una classica fregatura, ma conoscendo il pesce in questione accettai il rischio, con buona sorte.
Capì subito dalle dimensioni che si trattava di una coppia adulta (maschio con lunghezza totale di circa 8-9 cm), forse troppo vecchia per il periodo riproduttivo cui sono abituato con altri ciclidi nani
(circa un anno), ma l’armonia con cui li vedevo nuotare in acquario mi fece subito ben sperare.
Questo è il maschio
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questa la femmina
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Tenete conto che sono foto senza flash e che l'acqua è ambrata per cui non è resa giustizia ai colori.

L’acquario che li ospita è un acquario speciale (in senso tecnico è chiaro…)
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Misura 80x30x40 ed è quindi 70 litri circa, arredato in modo spartano poiché dedicato alla riproduzione: rocce di porfido semplicemente appoggiate al vetro posteriore in modo che alla base rimanga spazio (tra roccia e vetro) per il maschio dopo la deposizione (la femmina diviene aggressiva nei primi giorni), sabbia fine che aiuta l’alimentazione dei Pelvicachromis che sono “grufolatori”, qualche pianta (anubias barteri e microsorum pteroptus) e delle foglie di mandorlo indiano (terminalia katappa).
Queste ultime non solo perché rendono l’acquario più naturale alla vista ma perché rilasciano acidi umici e tannini, si sgretolano bene nel tempo, senza creare fanghiglia ed inoltre sono un ottimo pasto per gli avannotti che cominciano a nuotare.
Le foglie di katappa si mettono sulla superficie dell’acqua e dopo 12-24 ore affondano, nelle prime ore rilasciano molti tannini (scuriscono l’acqua), la loro durata dipende dagli abitanti (anche le lumachine se ne cibano) ma va oltre il mese .
Il filtro interno è caricato a torba e spugne.
Ho usato la torba della Ottavi, 300 grammi su 70 litri partendo con acqua del mio rubinetto (GH 15, KH 12), nell’arco di 15 giorni (con un picco iniziale del 70% nei primi 4 giorni) la torba ha scambiato” quasi tutta la durezza ma il pH non è mai sceso sotto 7 – 7,5 mantenendo un KH pari a
1-2 (sufficiente tampone).
Dopo l’avvio ho mantenuto stabili i valori con cambi a base di RO; dopo 5 mesi la torba ha cominciato a rilasciare prima i carbonati (GH) poi i bicarbonati (KH) precedentemente assorbiti quindi la ho sostituita parzialmente e cominciato ad usare RO + sali .
In sintesi i valori medi dell’acqua sono: conducibilità intorno a 100 microsiemens e pH 7, temperatura 24 gradi C.
Quando sono arrivati i sacrimontis l’acquario funzionava già da diversi mesi e quindi il
microcosmo di fitoplancton era abbondante (anche qualche alga e diverse lumachine).
Molti consigliano di tenere un cavetto riscaldante sottosabbia quando si ospitano Pelvicachromis, questo per il loro stretto contatto con il fondo, per impedire cioè che un fondo vecchio abbia troppa carica batterica a danno delle larve appena schiuse.
Quando si allestisce un acquario da riproduzione la cosa più importante è pensare al sito della deposizione; non ho mai gradito le mezze noci di cocco (a me funzionano solo con i Nanochromis parilus) ed ho visto che in genere sono gradite le coperture “a tunnel”, con doppia o tripla entrata a prescindere dal fatto che vi possa entrare solo la femmina (come si consiglia in genere), per cui ho utilizzato un legno cavo in resina .
Come alternativa avevo comunque previsto tre lastre di ardesia in diversi punti del fondo, sono leggermente staccate dal fondo della vasca (appoggiano parzialmente al vetro e sono totalmente insabbiate) perché mi è capitato con i Pelvicachromis taeniatus di vedere questo tipo di tana “da scavare” come la preferita.
Nessun altro abitante se non la coppia.
Sono pesci molto timidi, dopo la prima deposizione per riuscire a vederli meglio ho inserito dei piccoli caracidi ma egualmente la coppia si fa vedere molto poco, sono ciclidi adatti a vivere in acquari di comunità con altri in acquari spaziosi, preferibile quindi un grande acquario (es. 150x50x50) in compagnia di altri Pelvicachromis o Nanochromis e Chromidotilapia (Benitochromis) oltre a pesci di banco, piuttosto che un acquario specifico.
Ma veniamo alla storia della mia coppia.
Si tratta come detto di una coppia formata e piuttosto anziana che vive in armonia, questo è stato un vantaggio poichè non ho avuto i problemi tipici dell'inserimento in vasca di due esemplari giovanili
che devono formare il loro rapporto di coppia.
Molto presto è stata individuata dalla femmina la cavità per la deposizione ed ai rituali di corteggiamento sono seguiti quelli di pulizia del sito riproduttivo con parte della sabbia spostata fuori dalla cavità dalla femmina.
Molto bello è il rituale precedente alla deposizione, con la femmina che si inarca fortemente mostrando il ventre coloratissimo al maschio che le si avvicina lateralmente fremendo a sua volta, la deposizione e fecondazione avviene nella cavità e poi la femmina rimane a difesa ventilando le uova mentre il maschio difende il territorio.
Dopo 8 giorni (alla temperatura di 27° C) la femmina esce dalla cavità accompagnata da un nugolo di avannotti fortemente mimetici

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Le cure parentali sono praticate dalla femmina ma il maschio ne partecipa, oltre a difendere il territorio, al momento di spostare gli avannotti in cavità quando si devono spengere le luci.
Ho letto di esperienze poco fortunate con la riproduzione di questi splendidi Pelvicachromis, ovvero del fatto che la femmina spesso divori le uova se disturbata; in questi casi è importante l'armonia di coppia e la tranquillità in acquario e nella stanza; io sono stato fortunato, ma chi avesse l'occasione di trovare in commercio questi ciclidi, è meglio acquisti più giovanili, per aumentare le probabilità
di avere coppie stabili.

Gli avannotti crescono molto velocemente ed è stato uno dei pochi casi dove personalmente ho trovato favorevole l’utilizzo di mangime in polvere al posto dei naupli appena schiusi.

Le cure parentali sono brevi quando non vi sono altri pesci in acquario, dopo circa un mese gli avannotti (lunghi 1 cm) andrebbero tolti in un acquario da riproduzione, altresì le cure sono prolungate (circa 2 mesi) in situazione di comunità, anche se dipende dall’età della coppia ovvero dal ciclo temporale con cui si succedono le deposizioni.

E’ stata una bella esperienza che rispetto altre mi ha affascinato per l’armonia di coppia soprattutto in fase non riproduttiva, ad oggi la coppia non si riproduce più ed è ospitata in un acquario di comunità assieme ad altri piccoli ciclidi, dove continua ad impressionarmi per colorazione e stabilità del rapporto di coppia.

A chi avesse la fortuna di trovare in commercio questa specie di Pelvicachromis consiglio di provarne l’allevamento in acquario (medio-grande) di comunità, in modo da limitare la loro timidezza e poterne osservare l’eleganza ed il pacifico comportamento.

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Ultimo aggiornamento ( domenica 19 aprile 2009 )
 
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